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CHI SIAMO DAL 1999


Passare dalla condivisibilità alla condivisione attiva
Nel nostro Paese i 308.000 chilometri di strade (1.728 gallerie per 1.123 chilometri di estensione) sono un teatro di guerra con migliaia di morti e diverse centinaia di migliaia di feriti e nuovi portatori di una disabilità con un costo sociale che supera una manovra finanziaria.
Cambiare è possibile ma il cambiamento può arrivare solo se vi è un coinvolgimento dei cittadini come attori che chiedono con insistenza e in ogni occasione e noi lo abbiamo fatto dal 1999 e continuando a farlo in ogni occasione. Lo abbiamo fatto insieme alle associazioni che rappresentavano le vittime della strada, i motociclisti, i camperisti, i camionisti.  Gli articoli pubblicati sulle riviste Nuove Direzioni e inCAMPER hanno evidenziato le istanze inoltrate al Governo e ai parlamentari di turno senza ottenere dei fattivi risultati, infatti, i Governi di turno hanno varato costose Campagne Pubblicitarie sempre mirate a colpire il comportamento del guidatore e mai il costruttore dei veicoli difettosi e il gestore della strada che sbaglia la progettazione e/o non attiva la manutenzione della strada.

Ricordarsi che non s’invecchia finché ogni giorno si fa qualcosa di creativo e s’interviene nella gestione del territorio. In sintesi: solo il fare induce allo scoprire. Per essere cittadini e non sudditi, la battaglia per la difesa e applicazione dei diritti è giornaliera, infatti, come cantava Giorgio Gaber:
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
Ricordare che ogni vostra azione, piccola o grande, è determinante per non farsi rubare la speranza di cambiare, migliorando la qualità della vita.

Ricordare di essere sobri, pazienti, non disperarsi dinanzi a un disinteresse diffuso e non esaltarsi a ogni sciocchezza o piccolo traguardo. Sempre il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà.

Ricordare la poesia Lentamente Muore(A Morte Devagar) di Martha Medeiros.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Come in tutte le battaglie: Che la giornata sia propizia. Pier Luigi Ciolli